I’d go

| febbraio 11th, 2009

T.M. dentro di sé sa che è sbagliato, che ci vorrebbe un briciolo di serenità. Ma provate voi a spiegarle, a farle capire. Non è così facile come sembra.
A volte basta una piccola cosa, un piccolo momento perché il castello di allegria si sbricioli dentro un fossato di male assente.
Non fatevi l’idea che T.M. sia una psicopatica, o abbia problemi. Lei non sente. Non sente nulla. Vorrebbe essere anche sorda, per sentir nulla definitivamente. Lei non vede. Non vede niente. Spesso cammina per casa con gli occhi chiusi, così davvero non può vedere, inciampando l’alluce contro spigoli di muro o mobile e provando fastidio perché ha provato dolore fisico.
Allora vorrebbe avere dei coltelli affilati e riuscire a pulirsi da tutta la pelle addosso e non avere più il tatto.
E non sentire più nulla, nulla.
E avere bisogno di sentire, di nuovo.

Poi, si dice da sola che son pensieri psicopatici, sciocchi, malsani.
Stringe tra le mani i capelli attorno alla testa perché anche i pensieri smettano di correre tra le orecchie dietro gli occhi.

img@ Luminol

shameless

| gennaio 16th, 2009

“Lei cosa fa qui?”

Le spalle sobbalzano spostando la sciarpa avvolta al collo.
L’uomo appare di colpo nel buco della siepe chiudendo la visuale della casa.
Come se si vergognasse, però, subito abbassa lo sguardo e smette di parlare. La domanda appena fatta rimane in sospeso.

“Mi scusi”.
L’uomo solleva la faccia verso lei e le loro differenze si scontrano.

L’uomo è sporco. Ha un cappotto spigato grigio, una tasca pende con i fili sciolti sulle cuciture. Deve avere addosso almeno due maglioni, e una camicia col colletto che sbuca. I pantaloni hanno macchie. Le scarpe non si vedono nel foro delle foglie.

Basterebbe dire la parola giusta. Intavolare un discorso. Chiedere come ti chiami, dire il proprio nome. Fare osservazioni sul tempo, che freddo che fa. L’umanità si basa sul parlare.

T.M. arretra nel suo giubbotto preso in saldo, cammina alla portiera, la apre, sale, le mani sul volante, mette in moto, retromarcia, andiamo via.

Mi scusi, mi scusi, mi scusi.

www.polanoid.net , SHOT by tonkatsu76

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Koan Kaos

| gennaio 13th, 2009

T.M. il giorno che andò a fare la spesa per sua madre scoprì dietro la siepe circondata dalla rete metallica attorno al parcheggio del supermercato una casa in cui non abitava nessuno.

T.M. aveva messo l’auto proprio accanto a un buco del lauro ceraso e tra il tronco grigio di foglie mancanti poteva vedere una catena con un lucchetto molto grosso incrociarsi sulle due maniglie dei battenti del portoncino a due ante.
La cosa buffa, notò T.M., era che il lucchetto non impediva alle imposte delle finestre di pendere aperte mostrando vetri sporchi di anni con dei buchi qua e là. Crepe piccole, incrinature lunghe, un vetro del tutto mancante alla porta finestra affianco l’ingresso.

E un laghetto. Uno stagno, una piccola piscina, così vicino alla siepe dove lei era che T.M. intravide foglie marroni galleggiare lente verso il bordo rivestito di klinker rossastro venato di calcare e di aghi di pino gialli.
E una bolla. Improvvisa, mentre T.M. osservava il prato alto, i muri della casa scrostati.

Plòp.

Fare la spesa è una divisione.  In tre parti. La prima è chi ha la lista e la segue scrupoloso. Poi chi ha la spesa ma attimi di deriva verso una cosa non segnata. Infine chi si lascia guidare dal caos della necessità e della scatola accattivante.
T.M. ha dimenticato di annotarsi alcune cose, tipo gli assorbenti per la notte, le patatine surgelate e il deodorante spray per ambienti. Così T.M. fa la spesa ondeggiando tra cosa serve, cosa non sa che serva e cosa le piace, fino alla corsia di alimenti per animali.

T.M. sistemò per bene i sacchetti con il logo dell’ipermercato nel bagagliaio dell’auto, chiuse il portellone e si avvicinò al buco nella siepe. Aprì il tappo del mangime per pesci appena comprato e lo versò sull’acqua.

Due carpe ormai bianche di vecchiaia e di fame salirono veloci e voraci da in mezzo l’acqua torbida a sbranare le scaglie di cibo secco che piovevano all’improvviso.

Plòp. Plòp. Plòp plòp plòp plòp. Plòp.

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