Alle ore 8:27 antimeridiane nell’emisfero boreale, in lontananza dal circolo polare artico nonché vicino al tropico del candro c’è la sabbia.
La sabbia è il prodotto della disgregazione per attrito di materiale roccioso e i componenti di esso determinano la qualità intrinseca dei granelli.
Se abbiamo delle rocce fatte di finestre, avremo sabbia silicea anziché micacea.
Credo.
L’enciclopedia con la copertina di cartone spesso e pressato blu mi fece entrare in testa che il vetro si ottiene scaldando la sabbia.
Oh Dido, Didone, accendetti una sigaretta e ne gettasti il mozzicone
non fu tuo memento spegnerne la brace
non fu tua premura pigiarne i resti
Dido Didone il tuo amore naviga lontano
avevi una paglia ti trovasti un bicchiere
L’ultimo, lo ammetto, è un po’ debole.
Posted in Senza categoria | No Comments »
Scusi, avete del pesce vivo fresco?
Ma se lo cucino oggi, quando posso mangiarlo?
Può toccarmi il pesce bello duro?
Mi dà un polipo bello grosso?
Me lo squama? Me lo filetta? Me lo sbranchia? Ho del pangrattato, me lo impanna?
A quanto vendete il ghiaccio?
Mi sbranzina due filetti?
Alla tv hanno detto che il palombo mangia il mercurio, mi dà tre chili di cefali?
Mi fa un chilogrammo di alìce per i gatti?

Posted in cliéntelari | 2 Comments »
Il bancone che piace fare a me è il mare. Alle sette del mattino gioco con le correnti sul ghiaccio e disegno spostamenti di pesci circondati da gamberi e capesante.
I naselli inseguono le orate che tallonano le sogliole che si posano sugli scampi che sfuggono ai soasi che volano verso i branzini che non possono stare per regole sanitarie accanto ai cefali.
I branchi nuotano in macchie di colore che spezzano le squame color petrolio: l’arancio sabbioso delle triglie di fondale, il marròn violaceo dei moscardini, il verde screzio degli sgombri, il rosa frocio dei pàgari, il rosso sangue degli scorfani.
Mi accorgo che lo scorfano ha nuotato contro il mio dito indice solo un’ora dopo, quando afferro per la branchia un rombo e sento pulsare la falange. Guardo il guanto usa e getta e mi accorgo del sangue che naviga nel lattice protettivo.
Serve a poco mettere il betadine e striscie di bende: il dito è nero e fa un male assurdo. Ma è lecito lamentarsi solo quando te lo sei amputato con la mannaia, una puntura non è ammessa per svenire dal dolore.
Il pomeriggio passa con nausea e mal di testa che si superano a vicenda come gregari a farsi la ruota per preparare la volata al capo squadriglia. La febbre.
A casa, la sera, M. mi sgrida, vuole che prenda medicinali, mi consiglia acqua bollente e sale, mi chiede se può sostituirmi entro una settimana dalla mia dipartita con una bionda galattica alta uno e ottanta e la quarta di reggiseno.
Sorrido e provo rimpianto, mentre la mano si sgonfia e il dito cessa lentamente di pulsare: era il battito del mio cuore e non l’ho mai avuto così tanto chiaramente tra le mani.
Posted in sànitari | 1 Comment »
Ieri è arrivato UnChilo.
UnChilo è un ragazzo di quelli che in realtà sono uomini fatti e finiti, più verso i quaranta che i trenta, e dimostrano venticinque anni a esagerare. È molto bello, basso, i capelli rasati a zero. Sorride timido. Compra tutto a un chilo per tipo. Esordisce dandoti del Lei e termina ridendo dandoti del Tu.
Ieri è arrivata BorsaDelGhiaccio.
BorsaDelGhiaccio è una donna anziana, con i capelli bianchi sciolti e disordinati, che compera circa tre sacchetti di roba e poi ti porge una borsetta termica lurida in cui metterli. Il volume dei sacchetti si avvicina al metro cubo, quello della borsetta termica ai venticinque centimetri.
Ieri, dopo molto tempo, è tornato VadoAllOspedale.
VadoAllOspedale arriva con un sacchettino con dentro un golfino, e la luce nei suoi occhi è persa dietro i giochi al parco da bambino. Chiede sempre due cose e ti ringrazia per mezz’ore come se gli si avesse spalmato caviale su pane di segale.Il vuoto nelle sue pupille prima ti sbilancia, poi ti imbarazza, poi ti intristisce.
Ieri verso l’orario di chiusura è arrivata AghliBetti.
AghliBetti è uguale identica alla tizia sfigata del telefilm. È maleducata, scostante, si veste sempre di viola. La gara è non servirla. Chi perde se la becca.
Ieri, mentre si andava via dopo essersi cambiati, è entrata in cortile un’auto.
Dentro, c’erano due tizi, un uomo e una donna. Han guardato la serranda abbassata e lui mi ha fatto cenno come a chiedere se fosse troppo tardi. Gli ho risposto sorridendo e allargando le braccia a schermirmi. Lui è rimasto pensieroso per un attimo, lei lo ha baciato sulla guancia e gli ha detto allegra: “Pazienza, amore, ti va una pizza?”
Posted in cliéntelari | No Comments »
Ah, se avessi dato retta a mia nonna. Che mi voleva in tutù e scarpette con la punta. Ah, se le avessi dato retta. Avrei imparato pas deux, plissé, eeeeeeeeeeee on du truà, pliè, opplà! enchantè. Avrei volato leggera senza pesi, questo mio corpo avrebbe sfidato le nuvole e i gabbiani, morbido e preciso, fendendo l’aria per cadere nella leggerezza di una piuma tra le braccia di qualche ricchione saltellante.
Ah, se avessi. Se avessi, potrei cadere con grazia aramaica, con le braccia volteggianti l’aria pura di ghiaccio azotato, il sorriso sbiancato ad allargarmi la pelle d’alabastro sul viso.
Invece pianto il tallone consumato dello stivale su un fegatino di calamaro, la gamba destra si piega battendo a terra sul ginocchio, la gamba sinistra si allunga in una spaccata, le mani riparano la mia faccia strappandosi ai polsi.
E io bestemmio.
E la cassiera, fresca infermiera, strilla: Ghiaccio! Mettere il Ghiaccio!
Mi alzo a fatica, mi allontano per urlare in silenzio e di nascosto, come Fantozzi.
Ghiaccio! Ti metto il ghiaccio!
A scatti cammino come un robot di lamierino, Ghiaccio! Fatti mettere il Ghiaccio!
Ho strappato all’inguine, ma credo non sia una vita vissuta senza che un’altra donna mi metta due chilogrammi di ghiaccioli insapori sulla patatina. Vero?
“Quando arrivi a casa è meglio che ti metti del Ghiaccio”.
Posted in àmbiente | No Comments »
La mia vita fondamentalmente di impronta maschile si infrange contro la regola logica del fatti gli affari tuoi che è meglio.
Il transpallet non funziona? Premere la leva e scaricare la molla. Funzionerà.
La porta non si apre? Una leggera pressione lavorando di spalla e facendo cuneo con la punta del piede.
Scatoloni pesanti che nessuno vuol sollevare? Lavorare di coscia, senza piegare la schiena, un bel respiro ed espirare sollevando.
Ci vuole poco, alla fin fine, ad avere dentro quella sensazione strana di maschio mancato, la stessa provata per anni guardando i treni ammalati alle Grandi Officine Riparazioni dall’ottavo piano del davanzale della finestra.
È solo un attimo rivivere le botte fuori da scuola, il compagno di classe con cui ti lasciavi e ti mettevi assieme per tutte le medie che fai volare dentro la porta del bagno.
Un niente risentire la marcia scalare del motorino da trial, scalare a metà curva e il motore che muore e il peso che si accascia sulla gamba e il casco sganciato che rotola lungo la strada.
Un decimo di secondo decidere che, se c’è un corto e le prese di tutto il negozio son fuori uso e quindi bisogna provare tutte le combinazioni tra freezer, banchi gelo, radiolina e inscatolatrice, non ti riguarda. Sei una donna, mica ci capisci niente e lo stipendio al dieci del mese lo prendi lo stesso.
Posted in àmbiente | No Comments »
Abbiamo poche occasioni durante l’anno in cui mostrare la nostra debolezza.
Queste occasioni sono da sfruttare al momento giusto, cioè all’apice dell’avvenimento, non un attimo prima, non un attimo dopo.
Se ci infiliamo dentro troppo presto non verremo considerati, al limite leggermente compatiti: forse ricordati come apripista. Però potremo cavalcare l’onda lunga e vantare una ricaduta: non due, ché allora la credibilità sarà vanificata.
Se ci presenteremo troppo tardi rischieremo di esser pensati come sfortunati o, peggio, profittatori senza scrupolo.
Bisogna seguire con attenzione l’andamento delle notizie sui media. Segnarsi le cifre, fare attenzione a quanti e quali esperti ne parlano. Fare indagini sul territorio, un grafico che comprenda parenti, amici, vicini di casa. Quando l’intero quartiere è colpito, avere coscienza che è giunto il momento.
Sempreché non ti fottano sul filo di lana. Sei lì pronta a dire che vuoi tornare a letto, stai male, non ce la fai, gli occhi socchiusi e lucidi, le spalle rannicchiate nei brividi, la voce flebile. I movimenti lenti, racchiusi in starnuti e mal di testa. Magari resisto un po’, sì dai, ci provo, no-no-no, come faccio a lasciarvi da soli, eh, ma non ce la faccio, sto male, mi spiace tanto, scusate.
F. dice di avere l’influenza dieci minuti prima di me e se ne va a casa.
Fottuta.
Posted in àmbiente | No Comments »
Fatico ad arrivare in orario. Chiamo E. per avvertire. C’è la strada chiusa, che è accaduto, un tombino è esploso e tutto il magma della città s’è lanciato a forza di razzomissile contro la paura e la crudeltà? Un blob a combattere l’inciviltà?
“Sì, c’è stato un incidente, anche F. è in ritardo”.
I vigili urbani chiudono l’ingresso alla strada, vedo in lontananza persone piegate o che camminano, un carro attrezzi.
Seguo la corrente, risaliamo la via in senso contrario, adocchio una strada laterale, quasi quasi giro e parcheggio lì, poi mi perdo l’attimo di insubordinazione e mi allineo agli altri. Semaforo. Altro semaforo. Freccia a destra. Tutti che svoltiamo a destra.
E i minuti scorrono, i quattro che ho in più sull’orologio del cruscotto erodono la tranquillità dell’anticipo, inesorabili.
Dovevo parcheggiare a cazzo, in giro, e correre giù, con il fiato grosso cambiarmi, buttare la borsa nell’armadietto, che quando sei di fretta le cose ti cadono di mano, si accavallano, la maglia si rovescia, gli occhiali s’agganciano ai capelli, il badge lo dimentico, il tempo si dilata e si restringe e provo La Sensazione.
La Sensazione.
La Sensazione ti prende all’improvviso, anche se sai che c’è sempre, ogni istante, in agguato.
Arriva quando piove e hai due sacchetti di spesa in una mano e sei cocacole da un litro e mezzo nell’altro, le chiavi si attorcigliano e la sigaretta perde la cenere.
Compare quando sei in fila al supermercato e il portafogli si apre nella borsa e non trovi la tessera dei punti con una riga nella banda magnetica che ci provi ogni volta a pagare con quella ma tanto non va e allora cerca la carta di credito e la carta d’identità perché io la firma non la metto che se me la rubano si industrino a copiare la sigla, com’è che si chiama la firma depositata del contocorrente? Spesmen, spasman, spaceman, non mi ricordo, io faccio una sigla stupenda, anni e anni di allenamento fino al giorno che ho aperto il mio primo conto e l’ho disegnata sulle apposite righe sul contratto; e nella borsa tutto naviga, non si fa prendere, si apre la scatolina di cicles e i centesimi si arrotolano tra le dita e La Sensazione arriva, la senti in gola.
La Sensazione è quando cucini qualcosa di più complicato dello scongelare il pesto e buttare gli gnocchi nell’acqua salata bollente. La Sensazione ti fa stringere le dita attorno il collo dei gatti, fino a sentire un tà-tlàk e vedere gli occhi vetrarsi e spegnersi. La Sensazione ti fa picchiare tuo fratello di due anni senza poggiare le mani sulla sua pelle, La Sensazione ti fa dire alla tua amica che odi tutti, odi tutte, odi te stessa e il mondo e in un barlume di lucidità le chiedi di aiutarti. Dopo Natale. Perché adesso non c’è tempo. Dopo l’Epifania. Dopo la Befana mi aiuti, ve’? Per Pasqua mi aiuti, perché questa sensazione, La Sensazione, ti brucia dentro, ti incasina, fa disordine ovunque e i pensieri si incavallano l’un l’altro e ti lasciano senza forze, al punto che quando arrivo in negozio e mi dicono che il ragazzino in moto ha superato a sinistra un’auto che svoltava in quella direzione, che il ragazzino non aveva il casco, che il ragazzino è volato contro il pilone del cavalcavia sopra la strada, che il cemento gli ha aperto la testa in due tu non senti nulla. Senti solo il disordine della borsa dove la carta di credito scappa per non farsi prendere.
Posted in périferiche | 1 Comment »
Ev’ry breathe you take.
M. ha la rinite.
Ev’ry move you make.
I. ha male alle spalle.
Ev’ry bond you break.
E. indossa un busto per contenere l’ernia.
Ev’ry step you take.
F. zoppica per una brutta storta.
Broncopolmonite, pleurite, influenza che si trascina; tendini tagliati, ossa picchiate, unghie spezzate; mal di testa, ritenzione idrica, udito abbassato, capelli spenti, mal di stomaco.
Dimmi che debbo fare prima di morirti tra le braccia. Arrivano in coppia, marito e moglie, amiche, fratelli, si consigliano, si aiutano. Bevo due red bull nel giro di tre ore. Entro in spogliatoio camminando ingobbita e mi scontro con M. nudo. Lui finge di urlare, gli altri ridacchiano. Oddio, oddio. Rido.
I’ll be watching you.
I miei occhiali sono sporchi.
Posted in àmbiente | No Comments »
Io vorrei tu morissi.
Sì, l’ho detto, mi prendo le mie responsabilità.
Io vorrei, io voglio tu muoia.
Morire dolce dormire?
Anche no: morire che soffri, morire che piangi, morire sapendo il morire.
[Devi capire che io ho un risveglio pessimo. Pressione bassa. Mi gira la testa, di solito. Devo bere circa sei caffè in due ore tempo massimo. Altrettante sigarette. Nessuno deve osar pretendere di farmi parlare, quando mi sveglio.]
Morire che vai tranquilla, per un po’ i fiori te li portiamo e, anche, evitiamo di dirtene di tutti i colori quando scopriamo le tue cazzate lavorative, un atavico rispetto dei morti defunti.
[Devi comprendere che sentire la tua voce miagolante al telefono quando sono solo al terzo caffè mi porta ad avere una serie di riflessioni socio-filosofiche di portanza alquanto importante tra cui dubbi esistenziali e tormenti di rimembranze che potrei e sottolineo il potrei risolvere solo con il rito mattutino di affastellamento di azioni vestita solo col pigiama arancione quello con l’orsetto e i miei calzini antiscivolo con la mucca disegnata sulle dita dei piedi.]
E, all’anniversario, ti ricorderemo.
[Avevi detto che lavoravo alle nove e mezza.]
Certo.
[Non alle sette e mezza.]
Al primo.
[Bestemmio.]
Al secondo, vedremo.
Posted in àmbiente | No Comments »
|