irmo il contratto. Ricevo il badge. Faccio il giro dell’azienda.
Qui le celle, questa la -01°, dove posso entrare senza problemi. Queste le -20°, mi è proibito andarci da sola, soprattutto senza qualcosa addosso che sia più del gilet di pile che indosso sotto il camice.
Al piano inferiore le macchine di battitura e salatura dei molluschi, la friggitoria, le vecchie vasche per gli astici vivi e per le anguille. Sono enormi, delle piscine da gran villa, solo profonde circa quaranta centimetri.
Il garage dove accatastano legna, gli spogliatoi, i locali caldaia. Mentre giriamo incontro i vari dipendenti: ci si saluta, ci si presenta.
Io ho fame, ho voglia di una sigaretta, mi scappa la pipì e sento un freddo spaventoso: ricordo in un attimo quando fu l’ultima volta che provai un gelo del genere. I miei affittavano una cascina nel Monferrato, era senza riscaldamento e d’inverno quando la stufa e il camino avevano appena cominciato a smuovere il ghiaccio dai muri era ora di tornare in città. Il freddo non era solo attorno: era nei vestiti, nei materassi, nel cibo che anche se caldo non riusciva a scaldarti, anzi.
Il giro termina, torniamo in negozio, vado in bagno. Mi accendo una sigaretta mentre sollevo il grembiule, sbottono il camice, tento di abbassare i pantaloni: praticamente non vedo cosa sto facendo e il grembiale mi si arriccia tutto davanti alla faccia, c’è una strisciata di viscere ittiche, raccattata chissà strusciando dove e contro cosa, a pochi centimetri dal naso. Mi fermo, prendo un respiro, tenendo la sigaretta in equilibrio tra le labbra finalmente posso abbassarmi i pantaloni: mi giro a guardare la tazza del water e la sigaretta mi cade dalla bocca.
Non è che sia sporca, è frequentata da uomini. Il che significa carta igienica finita, tavoletta alzata, mira sbagliata a far la pipì e un pelo pubico lungo come un capello, circa sei - otto centimetri. Non ci posso credere. I miei capelli son più corti di quel pelo. Mi rivesto veloce senza fare niente, raccatto la sigaretta e la butto nel cesso; la vescica mi si è ridotta a una pallina da golf congelata, ci penserò una volta a casa mia.