“Ma ci pensi che un anno fa, anzi un anno e due mesi fa, oh, ma come passa il tempo, vero?”
Non mi risponde, è girata. Grassa malamente, seminuda, la carne le pende sulla schiena nel solco lasciato dal reggiseno.
“Vero?” Dico a voce più alta. Si gira, ha uno sguardo bovino, assente. Credo faccia apposta a fingersi sorda: quando gliene diciamo dietro d’ogni sorta sente, eccome se sente.
Cos’è cambiato in questo anno. Anno con qualche mese. È cambiato tutto, ho visto una piovra, i due occhi semichiusi e un colore cangiante, allungare i tentacoli e attaccare le sue ventose dappertutto.
Difficilmente ho odiato una persona in questo modo. Mi dicono che debbo essere paziente. Mi rammentano la pietas verso il più debole, l’infermo. Perché questa tanto a posto di testa non lo è, in un’accezione cristiana e volemose bbene sarebbe da sopportare, da aiutare. Carità pelosa verso il diverso. Ma io vorrei facesse un qualcosa che la annullasse. Vorrei la massacrassero, le accadesse qualcosa di irreparabile causato da lei stessa giusto per non avere neanche la compassione dell’incidente occorso, della sfortuna. Di quelle persone insidiose, che sanno tutto di tutti. Quelle persone che nutrono il pettegolezzo ingigantendolo, crescendolo e decidendo chi renderne partecipe e chi no.
La piovra non è un animale stupido. È curioso, attivo, fa, disfa, brega. Il tutto con uno sguardo ottuso.
Mi dà un polpo fresco. Allungo la mano verso il moscardino. No voglio un polpo. Diocristo questo è un polpo, non è che vuole una piovra? Ah, sì, ma che differenza c’è? Non lo so ma se su uno c’è il cartellino polpo e sull’altro piovra i casi sono due: o non sai leggere o sei idiota. Leggere, lo sai.
Va a pagare, chiacchiera, rimango in attesa finiscano i loro comodi per dare il sacchetto. Attendere prego, attendere prego. I simili si attraggono, ne ho la prova in questo momento: parlano di un tizio morto tre settimane fa che conosceva la cugina del marito della nipote di.
Ma come fanno, mi chiedo, come fanno. Tutte queste energie per parlare di altri. Di gente schiattata, gente che divorzia, gente che compra casa, non è andata in chiesa domenica, che ha fatto fatto un incidente. Gente di cui sanno vita, morte e miracoli: ne parlano, ne dicono, sviscerano, commentano. Perché, mi chiedo, il sacchetto nella mia mano che attende di esser consegnato, ma ci vorrà ancora un mucchio di tempo: ora è la volta della tizia beccata a letto con il collega messo in mobilità perché la sua azienda chiude.
Poggio il sacchetto sul ghiaccio, si apre, vedo dentro il pacchetto con la piovra leggermente aperto. L’animale morto mi guarda, mi sorride. Gli sorrido di rimando: sei nel sacchetto, sei un cadavere. Io sono viva.