| 17 Febbraio |
# 40 Holice |
Ah, se avessi dato retta a mia nonna. Che mi voleva in tutù e scarpette con la punta. Ah, se le avessi dato retta. Avrei imparato pas deux, plissé, eeeeeeeeeeee on du truà, pliè, opplà! enchantè. Avrei volato leggera senza pesi, questo mio corpo avrebbe sfidato le nuvole e i gabbiani, morbido e preciso, fendendo l’aria per cadere nella leggerezza di una piuma tra le braccia di qualche ricchione saltellante.
Ah, se avessi. Se avessi, potrei cadere con grazia aramaica, con le braccia volteggianti l’aria pura di ghiaccio azotato, il sorriso sbiancato ad allargarmi la pelle d’alabastro sul viso.
Invece pianto il tallone consumato dello stivale su un fegatino di calamaro, la gamba destra si piega battendo a terra sul ginocchio, la gamba sinistra si allunga in una spaccata, le mani riparano la mia faccia strappandosi ai polsi.
E io bestemmio.
E la cassiera, fresca infermiera, strilla: Ghiaccio! Mettere il Ghiaccio!
Mi alzo a fatica, mi allontano per urlare in silenzio e di nascosto, come Fantozzi.
Ghiaccio! Ti metto il ghiaccio!
A scatti cammino come un robot di lamierino, Ghiaccio! Fatti mettere il Ghiaccio!
Ho strappato all’inguine, ma credo non sia una vita vissuta senza che un’altra donna mi metta due chilogrammi di ghiaccioli insapori sulla patatina. Vero?
“Quando arrivi a casa è meglio che ti metti del Ghiaccio”.
