Archive for Settembre, 2009

27 Settembre

# 51 Siamo Fatti Così - Tre

Ho davanti a me circa quarantacinque persone.
In questi casi l’unica via di sopravvivenza è sfoderare il mio miglior sorriso e tirare indietro le spalle.
Non che faccia differenza, con addosso parannanza, grembiale, maglioncino di cotone, maglia di lycra. Non è che camminando ritta la mia seconda scarsa si trasformi all’improvviso in una quinta coppa C.
Ma serve a dare un’immagine di efficenza, di velocità. Potrete lamentarvi dell’attesa quanto volete, io sto andando avanti veloce, professionale e indifferente.
Se sorridi, i clienti interagiscono. Collaborano. Partecipano.

Come Radar.

Radar è così chiamato perché i suoi padiglioni auricolari fanno concorrenza al ripetitore di radio Maria.
Quando gli ho appioppato questo soprannome, E. mi ha accusata di essere crudele. Ma il giorno dopo Radar ha cambiato pettinatura. S’è fatto calvo. A quel punto E. ha ammesso il dolo e sconfessato la roulette genetica.

Radar mi insegue lungo il bancone. Fa battute se mi cade un’acciuga dal pacchetto, sorride alle mie bestemmie silenziose verso l’inventore della carta accoppiata a velina e il suo utilizzo nel campo ittico.
Radar interagisce con i sacchetti che si rompono, l’orata che scivola verso il fondo del bancone e non si fa acchiappare, la vecchia milanese che insiste nel volere una spigola e fissa sdegnata il branzino che brandisco minacciosa.

Radar controlla l’andamento della palina segnanumeri, calcola chi lo servirà. E mi corre parallelo, un oceano mare tra me e le sue orecchie.

Radar ha il numero quarantadue.

Come spesso accade nella casualità della vita, M. mi lascia andare a fumare la sigaretta quando termino di servire il numero quarantuno.

27 Settembre

# 51 Siamo Fatti Così - Due

Entra che pare avere gravi problemi alla schiena.
E che indossi un busto a tenerlo ritto dalla nuca al coccige.
Cammina come se le ginocchia fossero chiuse in protezioni da football americano, in mano tiene chiavi della macchina, cellulare, accendino, sigarette, occhiali da sole. Un paio diverso da quello che ha sugli occhi.
Porta una collana di sfere di legno, in varie venature. Una camicia nera rigata d’oro, jeans chiari tenuti su da una cintura colorata da triangoli policromatici.
Le scarpe son sneakers a suola bassa, non vedo calzini.
Al polso porta un orologio grosso, un braccialetto en pendant con la collana.
La voce è greve, impostata, modulare.
La pelle è abbronzata, liscia; i capelli son artisticamente biondicci e spettinati.

Chiede poche cose, senza spine, da mangiare crude.

Mi fa lo sciusci di tonno?
Ho finito il tonno per il sashimi.

Vorrei dello spada per lo sciusci.
Lo spada è decongelato, non va bene per il sashimi.

Ha il salmone per lo sciusci?
Alle diciotto e trenta del sabato sera i salmoni son già sul bateaux mouche a risalire il fiume. Non ne ho per IL SASHIMI.

Si risolve a prendere una busta di misto surgelato per risotto allo scoglio.

Il tutto sortisce l’effetto opposto a quello che otterrebbe in una discoteca riminese la notte di ferragosto.

Quando esce ridiamo a crepapelle.

27 Settembre

# 51 Siamo Fatti Così - Uno

Quando è entrato, veloce con in mano il casco e indosso il giubbotto da moto, sulle prime mi son dimenticata di passare il mio sorriso dalla modalità “l’umanità deve estinguersi nei prossimi 3 minuti” a “oh, cielo, le mie ovaie”.
È entrato veloce, affrettato, molleggiandosi sulle scarpe da ginnastica, il sorriso allegro.

“Oh, ciao!”

Ma i miei occhi son corsi alla sua testa.
Ricordavo quei capelli molto più scuri. Più castani. Più da padre di famiglia.

S’è fatto le meches.

Sculettava un po’, anche.