Archive for Novembre, 2009

24 Novembre

# 55 Il Sonno della Ragione

Son così stanca, amoremio, così stanca.
Sì, lo so, non dovrei: son in ferie da un mese, ormai.
No, amoremio, non mi far pensare a chi lavora dodici ore al giorno e la pausa pranzo la trascorre seduto azzannando un panino mentre fa scorrere dati sullo schermo di un computer.
Son stanca. Stanchissima.
Oh, no, no: non è giusto, amoremio, dirmi di chi lavora nei cantieri edili, oppure lucida pavimenti, o piuttosto vende merce all’aperto con qualunque tempo infuri sulla sua testa.

Smettila di dirmi che è solo il primo giorno dopo una lunga pausa: non m’interessa di esser stata negli statiuniti, non m’interessa di aver la pelle splendente, non m’interessa.

Guarda come sono stanca, amoremio, guarda: le mani mi si muovono lente, gli occhi mi si appannano, i piedi si trascinano.
E no, amoremio, no, davvero: non m’importa di chi cerca disperato questa mia vita, questo 27 del mese così necessario.

Amoremio, io ora salgo sul bancone, mi distendo sul ghiaccio e dormo un po’ accanto al gronco con l’amo ancora impiantato tra le fauci.

Dormo solo un po, amore mio, mi riposo solo un po’.

14 Novembre

# 54 Quaglie in Bermuda

La spiaggia è solitaria, da cartolina, da catalogo di vacanze.
La sabbia è un tritume finissimo di conchiglie e coralli e poggia su acqua che imbeve tutto. Tu poggi un piede e ti senti affondare in una piccola voragine bianco rosata da cui emergono pezzetti di barriera corallina.
Sullo sfondo delle palme sfrangiate, degli ammassi di rovi come oleandri, come rosmarini. Dietro te delle rocce laviche, davanti a te l’acqua oceanica.

Sembra persino finto.

Cammino a rincorrere una piccola quaglia che non si decide a volar via ma si allontana isterica prima che l’ondata l’investa.
Papereggia verso l’acqua, becchetta qualcosa, si allontana senza bagnarsi, mentre la schiuma mi investe il bordo del prendisole.

Credo sia tutto finto.  Credo sia tutto finto! urlo. Da dietro alcuni scogli s’affacciano due teste ricce: son due ragazzi che compaiono mano nella mano. Un lui ha una maglietta bianca, l’altro lui ha un cappellino nero. Maglietta bianca fa alcuni balzi come la quaglia di mare, salta sulla battigia senza farsi toccare dalla schiuma. Cappellino nero affoga le sue caviglie così come me.

Non ci posso credere! mi urla di rimando Cappellino nero.

Appunto, dicevo io, è finto, non ci son pesci nell’acqua.
Solo quaglie, e non nuotano neppure.