# 23 Hand in hand, with a spoonful of miracle

La signora ha le mani storte. Il pollice è spostato sull’asse x rispetto all’asse y delle altre dita. L’unghia larga, con righe bianche, è girata verso me invece del sacchetto che le porgo. La pelle è abbronzata, con qualche macchia di vecchiaia. Gli occhi si stringono al peso del sacchetto, di fatica. Suo nipote, nipote perché la signora ha un’età da nonna, allunga una manina a tirare la giacca. Le dita con la carne che si piega si chiudono sull’orlo della tasca e lo tirano lentamente verso il basso. La signora si piega verso il bambino e dalla tasca escono delle chiavi e un blister di medicine. La madre, o la zia, con un braccio cinge il piccolo e con una mano aiuta a raccogliere da terra. Le sue dita affusolate, con le unghie smaltate di un rosso vivo, si incontrano sul mazzo di chiavi con l’artrite che devasta quelle dell’anziana a cui ho dato il sacchetto.

Non so cosa mi farà più male, da vecchia. Se il seno che si appoggia sugli addominali ormai vuoti, oppure perdere la vista o l’udito. Camminare lenta sulle strisce pedonali, le macchine ferme al semaforo sperano io sia già al di là, al verde, giusto per non perder tempo a denigrarmi perché ritardo la loro sgommata alla partenza.
Le mani che non ci sono più.

Macchie sul dorso. Le rughe nel palmo. Le falangi ossute premono contro le nocche e le rialzano come colline brusche.

E quando alla posta porgo una busta? Se mi cade, se la fede matrimoniale balla contro il ripiano mentre recupero la raccomandata da spedire? Se mi trema il borsellino con le monetine, signora ha trentadue centesimi? Aspetti che guardo.

E ai giardinetti, se ci passo per sbaglio andando all’università della terza età, se quei due bambini che si rincorrono senza guardare, mi sbattono addosso e io con la mia mano li tocco, se loro si ritraggono schifati, se la madre arriva e mi guarda le dita e il bracciale d’oro rosso che mi ciondola al polso me li sposta da dosso? Non è successo niente, stia tranquilla.
So’ raga-a-azzi, diceva mio marito per farmi ridacchiare.

E quando la sera, al lavandino, vedo nello specchio la mia mano sorreggere lo spazzolino da denti e sento la fatica del movimento veloce, assi cartesiani, dentifricio alla menta, ascissa, sputare, ordinata, mi cade lo spazzolino, lo riprendo, col dito raccolgo il pezzetto di dentifricio, sbatto le setole contro gli incisivi, sciacquo la bocca, sorrido, a chi sorrido, dopo tanti anni di solitudine, sì c’era l’ingegnere del terzo piano, che dopo il funerale di sua moglie mi ha accompagnata qualche volta a fare la spesa alla pescheria ma che devo fare, ha quelle mani così mosce, così tristi, senza applicazione, senza fatica, senza nulla, una volta che mi sono cadute le chiavi a terra non ha fatto mezzo passo, mentre la signora col bambino che mi si era attaccato alla giacca subito è corsa ad aiutarmi e ci siamo cozzate le dita sul pavimento, le sue lisce e forti, le mie a picchiare la vecchiaia.

One Response to “# 23 Hand in hand, with a spoonful of miracle”

  1. T. Says:

    sì.
    proprio.
    ecco.

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