# 54 Quaglie in Bermuda

La spiaggia è solitaria, da cartolina, da catalogo di vacanze.
La sabbia è un tritume finissimo di conchiglie e coralli e poggia su acqua che imbeve tutto. Tu poggi un piede e ti senti affondare in una piccola voragine bianco rosata da cui emergono pezzetti di barriera corallina.
Sullo sfondo delle palme sfrangiate, degli ammassi di rovi come oleandri, come rosmarini. Dietro te delle rocce laviche, davanti a te l’acqua oceanica.

Sembra persino finto.

Cammino a rincorrere una piccola quaglia che non si decide a volar via ma si allontana isterica prima che l’ondata l’investa.
Papereggia verso l’acqua, becchetta qualcosa, si allontana senza bagnarsi, mentre la schiuma mi investe il bordo del prendisole.

Credo sia tutto finto.  Credo sia tutto finto! urlo. Da dietro alcuni scogli s’affacciano due teste ricce: son due ragazzi che compaiono mano nella mano. Un lui ha una maglietta bianca, l’altro lui ha un cappellino nero. Maglietta bianca fa alcuni balzi come la quaglia di mare, salta sulla battigia senza farsi toccare dalla schiuma. Cappellino nero affoga le sue caviglie così come me.

Non ci posso credere! mi urla di rimando Cappellino nero.

Appunto, dicevo io, è finto, non ci son pesci nell’acqua.
Solo quaglie, e non nuotano neppure.

One Response to “# 54 Quaglie in Bermuda”

  1. Estebans Says:

    a spese mie, nostre, rael dovrebbe atterrare nei tempi dovuti in africa, e noi qui a girarci i pollici e curiosità, in attesa di un suo reportage.
    o in cina.
    o anche a poggibonsi o a chieti.

    l’attimo in cui lo sguardo di rael si trasforma in scrittura ha l’importanza storica e narrativa dell’invenzione della polaroid.

    Estebans

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