# 68 Another One Bites The Fennel
Vorrei chiederle: di cosa ti illudi, ancora?
Ma il glaucoma, nonché una recente botta fortuita all’occhio destro, rende il suo sguardo ottuso, bovino.
Già non capisce non sia il caso che prenda due volte di tutto, le tagliatelle al ragù, il coniglio ai peperoni, la rolata col prosciutto, i finocchi impanati, un po’ di formaggio -mac na frisa- e i pasticcini.
Mi si riempe e mi si rivolta e mi si svuota lo stomaco a guardare non tanto come ma quanto mangi.
Dicono sia una pecurialità della vecchiaia. Dicono. A me passa la fame, dico.
Compie ottant’anni e quando dichiara di voler arrivare ai cento il gelo scende tra i piatti sporchi e i bicchieri lavati di vino per festeggiare il suo compleanno.
Che arrivi ai novanta, o ai cento o foss’anche i centocinquanta, mi importa poco: non amo questa donna, mi infastidisce eppoi mi chiama sempre col nome di una delle mie cugine o di mia zia o mia madre. Ci fosse stata una volta, in tutti questi anni, che avesse detto il mio nome giusto al primo colpo. Mai. La cosa dovrebbe far sorridere, invece fa incazzare: è pur sempre tua nonna, dalle un colpo di telefono!
Pronto?
Ciao, sono Barbara.
Ah, sei te, MonicaLauraDeliaLidia?
Vaffanculo, nonna.
Mio nonno era più saggio. Affetto anche lui dalla sindrome di Sparonomiacaso, aveva imparato la tecnica del nomignolo buono per tutte le stagioni. A l’à mangià la cita? Da da ment à la cita. A la cita aj scapa al pisìn. Pijia al maròc pe la cita.
Cita, bambina, comprendeva anche lontane parenti bolognesi che non vedeva da oltre cinquant’anni. Tanto per andar sul sicuro.
Abbiamo tutti un prezzo. Il nostro prezzo è quanto crediamo alle illusioni.
Ci illudiamo di esser belli sia dentro ce fuori, ma soprattutto fuori. Trucchi, parrucchi, vestiario e armamentario.
Ci illudiamo l’amore sia lì pronto ad esplodere, il nostro cavaliere salti a cavallo e ci dica: non m’importa del tuo trucco e neppure del parrucco, amo il tuo barbatrucco e tu mi ami se io rutto.
Ci illudiamo del perdono di chi ci ama, dell’accettazione, ci illudiamo di aver superato quella voglia immensa e collosa di morire in un istante, in silenzio.
L’illusione di aver fatto un buon affare a comperare un paio di scarpe a due giorni dai saldi e la lattuga questa volta non era bagnata.
Ci illudiamo che l’impasto degli hamburger sia fresco di mezz’ora appena e che al ristorante il cuoco abbia cambiato i guanti usa e getta ogni otto minuti.
Illudersi è che lo scrittore famoso abbia speso notti e giorni chino sul libro che ho appena comperato e che l’assemblatore ikea sia stato felice di imballare la libreria che comprerò tra una decina di giorni.
Che prezzo ha l’illusione che tre nipoti femmina abbiano il nome intercambiabile con la propria madre e che l’unico a salvarsi da questa marea di appelli sbagliati sia il nipote maschio che però non vedi e non senti da oltre un anno, perso nelle faide famigliari vecchie di recriminazioni?
L’illusione costa l’ultimo finocchio impanato che giace nella ciotola trovata trent’anni fa in una soffitta a Nizza Monferrato, di ceramica segnata dal craquelé e sporca di minuscole tracce di impanatura.
Se non lo vuole nessuno lo finisco io.
E grazie al cazzo che non lo vuole nessuno, lo stai già addentando.
Maggio 25th, 2010 at 15:54
thanks to the dick.
laura livia lidia delia sono nomi un po’ reffiosi.
allora è sempre meglio priscilla…
(la voglia di vivere è anidra, ricordalo sempre)
Giugno 2nd, 2010 at 02:00
Mia nonna ha ricordato sempre il mio nome, però ogni volta che mi vedeva mi chiedeva quando mi sarei congedato, a me che non ho fatto neppure il militare di leva.