# 10 Dormienti
Sono quasi le otto.
Mi sono svegliata alle sei.
Caffè, sigaretta, bagno, mi lavo col sapone anche i capelli perché ieri sera non ho fatto la doccia, dopo il lavoro. Seduta sul water i gatti mi guardano e miagolano disperati la dose di scatoletta. Mi lavo a pezzi, metto nella cesta della biancheria sporca il pigiama, le mutandine. Tengo la canotta, non indosso il reggiseno. Caffè, sigaretta, di nuovo. Mentre nel microonde la tazzina gira, guardo il post-it sul frigorifero.
Sabato: 9-12; 15,30-19. Ho per l’ennesima volta sbagliato l’orario.
Cazzo. Cazzo, cazzo, cazzo. Ancora cazzo, cazzo a destra, cazzo a sinistra, cazzo il caffè, cazzo la sigaretta, cazzo i gatti, cazzo i calzini, cazzo i jeans sul divano pronti da indossare, cazzo l’eye liner che asciuga prima di smorzarlo con l’ombretto, cazzo il cellulare in borsa, cazzo la luce di latte fuori dalla finestra. Cazzo su e cazzo giù.
Almeno nevicasse, per giustificare la sveglia due ore prima del dovuto. Spalare una trincea per raggiungere l’auto, la spatola di plastica a scoprire l’alcova ghiacciata nell’abitacolo, pregustare la paura di slittare e schiantarmi contro un muro oppure un camion lento e prudente - no, l’assicurazione non pagherebbe.
Oppure piovesse, acqua che si fonde nelle pozze per terra, umido ovunque, l’ombrello che si infila nelle mani e nell’orlo dei pantaloni.
Sereno, appena un po’ di brina gelata sulle aiuole e due ore di televisione fumando e combattendo contro il torpore del sonno dimenticato. Se mi addormentassi mi sveglierei verso le nove, l’orario giusto segnato sul biglietto attaccato sul frigorifero. Dò da mangiare agli animaletti domestici. Finisco di truccarmi. Allaccio gli anfibi. Chiudo la porta, scendo le scale, apro l’auto, metto in moto, accendo l’autoradio, parto. Cazzo, cazzo, cazzo.

